Disabilità e diritto al lavoro: la Legge 68

 

La tutela delle persone con disabilità passa anche dalle opportunità sociali che possono essere loro offerte al pari degli altri cittadini. In tal senso il diritto al lavoro è lo strumento per eccellenza, per una persona che parte da una posizione più svantaggiata, di emanciparsi arrivando a percepire un reddito autonomo. La Legge 68, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23 Marzo 1999, interviene proprio per permettere l’integrazione delle persone disabili nel mondo del lavoro, attraverso il collocamento mirato e il supporto di servizi di sostegno specifici.

Legge 68 e categorie protette

Alcune di quelle persone che partono da una condizione svantaggiata (sociale o medica che sia), rientrano nell’elenco delle cosiddette categorie protette, per le quali la Legge 68/99 prevede delle agevolazioni per l’inserimento lavorativo nelle aziende. Se i destinatari principali della legge sono dunque le persone con disabilità, non è questo l’unico parametro a far includere un individuo nelle categorie protette.

A rientrare in questo ambito ci sono anche figli e coniugi di grandi invalidi, nonché gli orfani per cause specifiche (quali guerra o di servizio svolto nelle pubbliche amministrazioni) o profughi italiani rimpatriati. Per quest’ultimi la legge 68, individuandone la possibile fragilità in termini sociali ed economici, interviene in difesa garantendo il diritto al lavoro.

Chi sono i disabili per la Legge 68

Nell’articolo 1 la Legge 68 definisce quattro categorie principali di disabili alle quali la stessa si applica, che sono:

  • persone in età lavorativa affette da menomazioni fisiche, psichiche o intellettuali, comportanti una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 %;
  • invalidi del lavoro con invalidità accertata dall’INAIL superiore al 33 %;
  • non vedenti (totali o dal residuo visivo non superiore a un decimo ad entrambi gli occhi) e sordomuti alla nascita o precedenti all’apprendimento del linguaggio parlato;
  • invalidi di guerra, sia vittime civili che invalidi per servizio.

L’accertamento dei vari gradi di disabilità è ovviamente regolamentato e materia di commissioni competenti, che stabiliranno attraverso apposite tabelle le percentuali di invalidità e l’eventuale idoneità all’applicazione della legge 68, se non di altre forme di assistenza.

Cooperative sociali, disabilità e lavoro

La certificazione dello stato di invalidità e il possesso di un’età superiore ai 15 anni (ma non vicina all’età pensionabile), sono dunque i prerequisiti per permettere la possibilità al collocamento mirato. In seguito alla Legge 68 le aziende con un numero superiore ai 15 dipendenti sono tenute all’assunzione di uno o più lavoratori appartenenti alle categorie protette (sopra i 50 dipendenti in misura del 7% sull’insieme). Gli oneri fiscali non sono però totalmente a carico di queste, ma per un determinato periodo saranno in gran parte coperti dall’intervento dello stato.

A occuparsi di fare da tramite tra aziende e lavoratori sono i servizi provinciali, individuati dalle regioni (quali i centri per l’impiego), ma anche le cooperative sociali, le quali, grazie alla convenzione art.14 D. LGS. 276/03, agevolano le aziende nell’assolvimento degli obblighi della Legge 68.

Le cooperative in questa situazione rivestono quindi il ruolo di favorire l’incontro tra aziende e lavoratori iscritti alle categorie protette, si occupano della formazione professionale specifica e inoltre si fanno carico dell’assunzione per un periodo di 3 + 3 anni come previsto dalla convenzione, sgravando l’azienda dell’onere dell’assunzione diretta. Al termine di questo periodo l’azienda potrà assumere direttamente il lavoratore, ormai opportunamente formato e capace di effettuare il lavoro in modo autonomo.

È il caso della Cooperativa Sociale Cooperativa Sociale Blu, che operando sul territorio della provincia di Padova, si muove con l’obbiettivo di promuovere l’integrazione sociale dei cittadini, con particolare riferimento a coloro che sono colpiti da disabilità ma che sono idonei al lavoro e possono pertanto accedere all’opportunità di un proprio reddito.

“Non lasciare che un uomo difenda la sua dignità, ma fai che la sua dignità difenda lui.”
– Ralph Waldo Emerson

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