I centenari in Italia sono sempre più numerosi: al 1° gennaio 2025 erano 23.548, oltre duemila in più rispetto all’anno precedente. In appena sedici anni, il loro numero è più che raddoppiato. Donne e uomini che hanno attraversato un intero secolo rappresentano una testimonianza concreta di come l’aumento della speranza di vita stia trasformando la società.
Ma in quali regioni si concentrano di più? E perché le donne rappresentano la grande maggioranza delle persone che raggiungono e superano i 100 anni?
I dati più recenti mostrano una crescita importante, ma invitano anche a superare l’idea che esista una formula valida per tutti. La longevità dipende da diversi fattori, tra cui genetica, stili di vita, prevenzione, condizioni ambientali e relazioni sociali.
Vivere a lungo, inoltre, non significa necessariamente perdere la propria autonomia: l’obiettivo è accompagnare l’avanzare dell’età preservando benessere, interessi e qualità della vita.
Quanti sono i centenari in Italia secondo i dati ISTAT
Secondo il più recente approfondimento dell’ISTAT sui centenari in Italia, al 1° gennaio 2025 nel nostro Paese vivevano 23.548 persone di almeno cento anni. Il dato è aumentato di oltre 2.000 unità rispetto all’anno precedente, quando i centenari erano 21.211.
Il cambiamento appare ancora più evidente se si amplia l’orizzonte temporale. Nel 2009 le persone di cento anni e più erano 10.158: in sedici anni il loro numero è quindi cresciuto del 130%, più che raddoppiando.
La crescita non è stata costante. Tra il 2015 e il 2019 si è registrata una flessione, dovuta soprattutto all’arrivo alle età più avanzate delle generazioni nate durante la Prima guerra mondiale. Queste erano meno numerose a causa del calo delle nascite e dell’elevata mortalità infantile di quel periodo. Negli anni successivi, il numero dei centenari ha ripreso ad aumentare.
Il fenomeno si inserisce in un quadro demografico più ampio. In base agli indicatori demografici ISTAT relativi al 2025, la speranza di vita ha raggiunto 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne. Al 1° gennaio 2026, inoltre, in Italia vivevano 14,8 milioni di persone con almeno 65 anni, pari a circa un quarto della popolazione.
Dove vivono più centenari in Italia
La distribuzione dei centenari in Italia non è uniforme. Se si considera il numero assoluto, la Lombardia ospita la popolazione centenaria più numerosa, con quasi 4.000 persone. Seguono il Lazio e l’Emilia-Romagna, entrambe con oltre 2.000 residenti di cento anni e più. Questi risultati risentono naturalmente anche della diversa ampiezza della popolazione regionale.
Per confrontare correttamente i territori è quindi più utile osservare il numero di centenari ogni 100.000 abitanti. Da questo punto di vista, il primato spetta al Molise, con circa 61 centenari ogni 100.000 residenti. Seguono:
- Liguria, con 59,4 centenari ogni 100.000 abitanti;
- Friuli-Venezia Giulia, con 55,4;
- Toscana, con 49,1.
A livello provinciale, Isernia presenta la concentrazione più alta, pari a 78,7 centenari ogni 100.000 residenti. Seguono Nuoro, con 65,5, e Siena e Gorizia, entrambe con 63,5. Anche Imperia, Genova e La Spezia mostrano valori elevati.
Un caso particolarmente conosciuto è quello della Sardegna.
Alcune aree della Barbagia e dell’Ogliastra rientrano nella cosiddetta “Blue Zone”, una zona della Sardegna studiata per l’elevata presenza di persone longeve. Anche in questo caso, però, non esiste un’unica spiegazione: il fenomeno è probabilmente legato a diversi fattori, tra cui la storia della popolazione, l’ambiente, l’alimentazione e le caratteristiche delle comunità locali.
Perché tra i centenari italiani ci sono più donne
Quasi l’83% dei centenari in Italia è costituito da donne. La differenza diventa ancora più marcata nelle età estreme: tra le persone di almeno 105 anni, le donne rappresentano il 90,7% del totale.
Anche tra i supercentenari emerge una netta prevalenza femminile. Al 1° gennaio 2025, in Italia vivevano 19 persone di almeno 110 anni e soltanto una era un uomo.
Questa differenza si collega innanzitutto alla maggiore speranza di vita femminile, ma non dipende da un’unica causa.
I fattori biologici possono intrecciarsi con comportamenti individuali, condizioni di lavoro, maggiore o minore esposizione ad alcuni rischi e propensione alla prevenzione. Anche le diverse esperienze attraversate dalle generazioni nate all’inizio del Novecento possono contribuire a spiegare il divario.
Questa differenza si riflette anche nella situazione familiare. La maggior parte delle persone con almeno 105 anni è vedova, ma tra gli uomini la percentuale di persone sposate è molto più alta rispetto alle donne. Molti di loro vivono ancora con la propria compagna, mentre più donne affrontano gli ultimi anni senza il partner.
Centenari, semi-supercentenari e supercentenari: qual è la differenza?
Per comprendere meglio i dati sui centenari in Italia, è utile distinguere le diverse fasce di età che compongono la popolazione più longeva:
- Centenari: persone che hanno compiuto almeno 100 anni.
- Semi-supercentenari: persone che hanno raggiunto almeno 105 anni.
- Supercentenari: persone che hanno compiuto almeno 110 anni.
Al 1° gennaio 2025, in Italia vivevano 724 semi-supercentenari, rispetto ai 654 dell’anno precedente. Di questi, 657 erano donne e 67 uomini. I supercentenari erano invece 19.
Tra il 2009 e il 2025, complessivamente 8.980 persone hanno superato la soglia dei 105 anni e 222 hanno oltrepassato quella dei 110. Si tratta di numeri contenuti, ma la loro evoluzione conferma che un numero crescente di persone riesce a raggiungere età un tempo considerate eccezionali.
Perché alcune persone vivono più di cento anni
- Genetica e prevenzione. La genetica può influire sulla predisposizione a sviluppare o evitare determinate patologie, ma non agisce da sola. Nel corso della vita assumono grande importanza anche l’accesso alle cure, la prevenzione, le condizioni economiche, l’ambiente, le abitudini quotidiane e la qualità delle relazioni.
- Alimentazione equilibrata. Un’alimentazione equilibrata orientata alla longevità può contribuire a fornire all’organismo i nutrienti necessari e a ridurre alcuni fattori di rischio. Il modello alimentare, però, deve sempre tenere conto dell’età, delle condizioni di salute e delle eventuali indicazioni mediche.
- Movimento regolare. Un’attività fisica adattata alle capacità individuali aiuta le persone anziane a mantenere forza, equilibrio, mobilità e fiducia nei propri movimenti. Non occorre necessariamente praticare uno sport: passeggiare, svolgere semplici esercizi o continuare a occuparsi delle normali attività quotidiane può favorire una vita più attiva.
A questi elementi si aggiungono:
- i controlli sanitari;
- l’aderenza alle terapie prescritte;
- un riposo adeguato;
- la possibilità di vivere in un ambiente sicuro e stimolante.
Longevità, relazioni sociali e invecchiamento attivo
Le relazioni sociali rappresentano un altro aspetto centrale anche per il benessere dei centenari in Italia. Parlare con altre persone, condividere interessi, uscire di casa e sentirsi parte della propria comunità contribuiscono al benessere emotivo e aiutano a contrastare l’isolamento.
Per questo l’invecchiamento attivo non coincide soltanto con l’assenza di malattie. Significa continuare a partecipare alla vita familiare e sociale, coltivare interessi, prendere decisioni e mantenere il più possibile le proprie abitudini.
Una persona di novanta o cento anni può essere ancora autonoma, avere una rete di relazioni e gestire molte attività quotidiane.
Età avanzata e non autosufficienza non sono sinonimi. Al tempo stesso, le esigenze possono cambiare gradualmente: può diventare utile ricevere aiuto per fare la spesa, raggiungere una visita, sbrigare una pratica o trascorrere del tempo in compagnia, senza che questo comporti la rinuncia alla propria indipendenza.
Come cambia l’assistenza anziani con l’aumento dei centenari in Italia
L’aumento della longevità modifica anche le esigenze delle famiglie. Quando una persona raggiunge un’età molto avanzata, può diventare necessario organizzare forme di assistenza flessibili, capaci di adattarsi ai suoi bisogni.
Non tutte le persone anziane hanno bisogno di assistenza continuativa. Alcune cercano soltanto compagnia o un accompagnamento occasionale, mentre altre necessitano di un sostegno domestico o personale più regolare. Quando l’autonomia diminuisce o emergono particolari problemi di salute, può essere necessario un supporto più strutturato.
La risposta deve partire dalla persona, dalle sue capacità e dalle sue preferenze. Un accompagnamento a una visita, un aiuto nella gestione della quotidianità o semplicemente un po’ di compagnia possono fare la differenza, lasciando alla persona il controllo delle proprie scelte e delle proprie abitudini.
Come si può vivere bene anche in età molto avanzata?
Il numero crescente di centenari in Italia racconta un cambiamento importante: la vita si allunga e diventa necessario concentrarsi non soltanto sugli anni vissuti, ma anche sulla loro qualità.
Mantenere interessi, relazioni, movimento e partecipazione alla vita quotidiana favorisce il benessere a ogni età. Ogni persona invecchia in modo diverso e, quando emerge il bisogno di un aiuto, un’assistenza personalizzata può offrire un sostegno concreto, rispettando le abitudini, le preferenze e le capacità individuali di ciascuno.
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