Disabilità e sessualità: due mondi a confronto

Nastro verde acqua incrociato in forma di cuore su sfondo bianco

Parlare di sesso e accostarlo a parole quale “terapia” e “disabili”, continua a destare un certo imbarazzo nel nostro Paese. Eppure la delicata tematica della disabilità e sessualità non è tabù nella maggior parte dei paesi del primo mondo. E nella Giornata Internazionale del Benessere Sessuale è un argomento ricorrente, in dibatti, convention e altri eventi dedicati.

Quella della  sessualità in disabilità è una questione che fortunatamente non lascia indifferente il mondo artistico/culturale italiano e internazionale. Che si impegna nel fare conoscere gli impedimenti (fisici, psicologici ma anche culturali) che una persona affetta da una qualsiasi forma di invalidità può riscontare in questo ambito.

Non tanto nella ricerca di appagamento di quegli istinti che son parte della natura umana, quanto nel desiderio di maturare esperienza e conoscenza del proprio corpo: tappa fondamentale che ogni individuo deve percorrere nell’accettazione di sé.

Pur non essendo la centralità dell’opera cinematografica, di questo argomento abbiamo già accennato nella recensione di  “Tutto il mio folle amore”, di Gabriele Salvatores.

In questo caso la sessualità è affrontata da Vincent, un giovane adolescente affetto da disturbo dello spettro autistico, il quale attraverso l’aiuto del padre Willy riuscirà a esplorare questo aspetto intimo e delicato.

Il film con cui andiamo a indagare questa tematica, in maniera più specifica, è invece una produzione meno recente, basata sulla vera storia del poeta, giornalista e attivista americano Mark O’Brien e conosciuta come “The Sessions – Gli incontri”.

“The Sessions”: Disabilità e sessualità nei panni di un tetraplegico

Nell’opera del 2012 di Ben Lewin viene facile immaginare che il regista abbia voluto raccontare parte della propria vicenda privata attraverso quella del poeta O’Brien (John Hawkes), protagonista del film. Entrambi sono difatti vittime della poliomielite, a causa della quale hanno subito menomazioni permanenti, seppure di differenti entità.

Mark vive le conseguenze di una forma particolarmente grave della malattia, che lo costringe all’immobilità a letto e alla dipendenza da respiratore artificiale. Consapevole che l’evolvere del proprio quadro clinico non gli permetterà ancora molti anni di vita, il poeta inizia a voler indagare sempre di più l’aspetto in lui mancante della relazione affettiva con un partner e dell’esplorazione della propria natura fisica più intima.

Da praticante cattolico, si confronta frequentemente su questo dilemma esistenziale con il proprio sacerdote confessore, padre Brendan (William H. Macy). Con il combattuto benestare della sua guida spirituale, Mark decide di portare oltre un incarico giornalistico sul tema della sessualità e disabilità, ingaggiando un “surrogato sessuale”: una specialista del sesso che offre trattamenti terapeutici per ristabilire una dimensione serena e confidente in questo ambito personale.

“Terapia sessuale”, un supporto alla sessualità nei disabili

Quella del “Sex Therapist” è una figura completamente assente in Italia che, come puntualizzato più volte da Cheryl (Helen Hunt) nel film, è spesso purtroppo confusa con la prostituzione. Scopo di questa professione è difatti di fornire una consulenza mirata a curare quei disturbi che, per diversi motivi e a vari livelli, interessano la sfera sessuale. Questo ruolo non è inoltre da confondere con quello di chi offre assistenza psicologica con consigli specifici sulla sessualità. Sostanzialmente perché, pur lavorando a stretto contatto con queste figure, opera attivamente con rapporti intimi e a volte sessuali come parte integrante del percorso di terapia. Nell’esperienza biografica del poeta americano succede proprio questo e il film descrive quel processo di guarigione che si svolge in pochi e limitati incontri. Qui viene posto l’accento sul progredire del percorso denso di emozioni e di difficoltà che si pongono di fronte al protagonista fin dalle prime sedute.

Se all’inizio la tentazione di arrendersi è molto forte, nel procedere delle sedute vi è una graduale e positiva risoluzione degli impedimenti iniziali. Durante questo processo emergono nel poeta la consapevolezza e la serenità di riuscire finalmente a far coesistere dentro di sé disabilità e sessualità. Il film infine chiude il cerchio con quel tema, ancor più delicato, del profondo coinvolgimento emotivo che può nascere tra chi ha bisogno d’assistenza e le proprie figure curanti di riferimento.

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