Jonas Salk, l'uomo che salvò il mondo dalla poliomielite

Bambina sorridente mentere effettua iniezione vaccino per poliomielite

1955, gli Stati Uniti sono flagellati da frequenti epidemie di poliomielite, in quel momento il problema più grande in materia di salute pubblica. Il costo in termini di vite è molto alto, con un picco di più di tremila morti in un singolo anno. Ben più spaventoso è invece il numero di coloro che subiscono paralisi, di cui molte invalidanti: oltre ventimila le vittime nel solo 1952.

Tuttavia una grande speranza sta per trasformarsi in realtà. Jonas Salk, un medico newyorchese che da quasi un decennio si dedica unicamente al trovare una cura alla poliomielite, può finalmente dare un annuncio che cambierà la storia: il vaccino c’è e funziona.

Poliomielite, un male antico

La poliomielite non è un male del XIX secolo. Le prime testimonianze di questa insidiosa epidemia risalgono infatti ad alcuni bassorilievi egiziani, ritraenti un uomo affetto da paralisi agli arti inferiori, le cui caratteristiche sono verosimilmente riconducibili all’azione di questo virus.

I virus Polio, che si distinguono in 3 forme diverse, sono degli enterovirus estremamente contagiosi, che si diffondo prevalentemente per via oro-fecale. Vittime principali i bambini, che subiscono gli effetti nocivi di questa patologia spesso con danni potenzialmente invalidanti.

Sarà questo fattore di grave incidenza nella popolazione infantile, unito a un incremento di frequenza epidemica da inizio 900′, a portare la comunità medico-scientifica a dedicare grande attenzione e sforzo nel contrastare la malattia.

Gli effetti devastanti dei virus polio

A subire le conseguenze dell’infezione da poliomielite è il sistema nervoso centrale, le cui cellule motorie vengono attaccate nel giro di poche ore. Questo è causa di paralisi, in particolar modo a carico degli arti inferiori; anche se purtroppo non è da escludere la tetraplegia e, nei casi più gravi, il blocco dei muscoli respiratori, con elevatissimo rischio di morte.

I segni tangibili di chi ha subito questa malattia sono spesso molto evidenti, con paresi e deformazioni degli arti che costringono le vittime all’utilizzo a vita di tutori. Una tragedia che per chi la subisce, come spesso succede, non si limita agli effetti fisici ma porta con sé ripercussioni anche sul piano psicologico.

Un medico a cavallo della salvezza dalla poliomielite

Jonas Edward Salk è un giovane proveniente da una famiglia ebraica di origine bielorussa stanziata a New York. Le scarse possibilità economiche della famiglia gli precludono possibilità nelle costose scuole private, ma grazie al suo intelletto e impegno viene ammesso alla Townsend Harris High School, che offre opportunità d’istruzione ai giovani talentuosi privi di mezzi economici o di prestigio sociale.

Qua si distingue per la sua indole tenace e perfezionista, che lo porterà, nonostante la vocazione umanista, a diplomarsi in scienze presso il City College of New York e a focalizzarsi sulla formazione medica specializzandosi in virologia.

Il percorso di studi è un esempio di merito e dedizione a una causa, nel quale il giovane riesce a sfruttare tutte le prestigiose possibilità che vengono offerte gratuitamente a chi arriva da umili origini e con scarse disponibilità finanziarie.

Non senza difficoltà a causa delle sue origini ebraiche, che gli costano alcune discriminazioni nella ricerca di un lavoro, si dedica puramente alla ricerca scientifica. Affiancando il grande luminare dei vaccini Thomas Francis Jr, Salk metterà a punto nel 1943 un nuovo vaccino antinfluenzale a virus inattivato.

L’esperienza maturata in campo lo porterà nel 1947 a dedicarsi da solo a una sfida ambiziosa: sconfiggere la poliomielite.

L'arrivo al vaccino anti-polio

Organizzando un moderno laboratorio presso l’università di Pittsburgh e contando sul sostegno economico dato dalla National Foundation for Infantile Paralysis e dal presidente Franklin Delano Roosvelt (vittima in infanzia della malattia), il ricercatore si dedica anima e corpo nella creazione di un vaccino sicuro ed efficace che vada oltre i precedenti fallimenti.

Già nel 1952 riesce nella realizzazione di un vaccino all’apparenza funzionante e con limitati effetti avversi, cosa che lo porterà a un processo di sperimentazione (di cui egli stesso e la propria famiglia saranno volontari) che culminerà nel 1954 con un immenso test di massa su quasi due milioni di bambini tra i 6 e i 9 anni.

I risultati, straordinari: un’efficacia e una sicurezza sul 90% dei soggetti testati.

A darne notizia ufficiale, il 12 Aprile 1955, sarà lo stesso Salk, il quale non risparmierà di indicare il conseguimento del poderoso risultato al lavoro congiunto della comunità scientifica e dei filantropi che hanno sostenuto le costose ricerche. Togliendosi, con grande umiltà, parte del merito nell’individuazione della soluzione al flagello della poliomielite.

L'impegno di Jonas Salk dopo il vaccino anti-polio

La creazione del vaccino in grado di debellare la poliomielite dagli Stati Uniti e poi dalla maggior parte dei paesi del mondo, porta Salk a una grande popolarità, ma curiosamente non al premio Nobel. In linea con la sua vocazione umanista sceglie di non brevettare il vaccino, lasciando lo schema a disposizione dell’umanità intera e rinunciando a un guadagno stimato di 7 miliardi di dollari.

“Non c’è un brevetto. Si può forse brevettare il sole?” – Jonas Salk

In seguito all’impresa lo scienziato si dedicherà alla progettazione del Salk Institute for Biological Studies, un centro scientifico d’avanguardia che vedrà la luce in California nel 1963. Numerose le personalità della medicina e della biologia che passeranno da questo centro, con lo scopo comune di fare ricerca per il bene comune, con obbiettivi ambiziosi quali trovare una cura per l’AIDS.

Jonas Salk muore il 23 Giugno del 1995, lasciando in eredità uno spirito votato all’altruismo e un grandissimo strumento al servizio dell’umanità intera: il vaccino per la poliomielite.

Sento che il più grande riconoscimento per aver fatto qualcosa di buono, è l’opportunità di fare ancora di più.” – Jonas Salk

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