Rita Levi-Montalcini: io sono la mente

 

Il 30 Dicembre 2012 ci lasciava una delle menti più brillanti del nostro tempo: quella di Rita Levi-Montalcini. Difficile sintetizzare in poche righe il contributo che questa figura intellettuale ha apportato al nostro paese, nonché al mondo intero, in oltre un secolo di vita. Non solo per le scoperte scientifiche, ma anche per le battaglie sociali di cui spesso si è fatta esponente.

Tra le prime donne di spicco nel panorama culturale italiano, Rita Levi-Montalcini è celebre sia per il Premio Nobel, sia per aver sempre cercato di accompagnare il carattere razionale, e talvolta duro, della logica e del pensiero scientifico, a quello caloroso ed emotivo dello spirito umano.


“Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi.” – R.L.M.

Rita Levi-Montalcini: una breve biografia

Nata nel 1909 a Torino da una famiglia di origine ebraica sefardita, Rita è figlia di Adamo, ingegnere elettrotecnico, e di Adele, pittrice. Assieme ai fratelli Gino e Anna e alla gemella Paola, cresce in un ambiente intellettuale, il quale, nonostante lo stampo educativo vittoriano poco incline all’emancipazione femminile, contribuisce fin dall’infanzia allo sviluppo di una modalità di pensiero fortemente individuale.

Nonostante uno scontro iniziale con il padre, legato a una visione tradizionale del ruolo della donna, Rita otterrà la possibilità di studiare medicina presso l’Università di Torino. È questo il punto di inizio della sua lunghissima carriera scientifica e di specializzazione nel campo della neurologia.

L’introduzione delle leggi razziali verso la fine degli anni 30′ non le impediranno di completare gli studi, ma l’inasprirsi delle persecuzioni nei confronti della popolazione ebraica, la porteranno a emigrare forzatamente in Belgio a seguito della famiglia.

Qui continuerà le proprie ricerche sul sistema nervoso come ospite presso l’Università di Bruxelles, ma la successiva invasione tedesca del Belgio la porterà di nuovo in Italia, dove continuerà a condurre in segretezza e clandestinità i suoi esperimenti, allestendo un laboratorio improvvisato nella sua camera da letto.

Fortunatamente sopravvissuta, con tutta la famiglia, alle deportazioni degli ebrei, al termine del secondo conflitto mondiale Rita Levi-Montalcini riprenderà gli studi accademici presso l’Università di Torino.

L’incrollabile ostinazione nei confronti della ricerca e della sperimentazione, nonché il crescente prestigio acquisito in ambito scientifico, la porteranno poi negli Stati Uniti: ci rimarrà fino al 1977 e arriverà alle scoperte che le consentiranno di diventare un’eminenza mondiale in campo neurologico.

L’apporto scientifico della Levi-Montalcini

Il famoso Premio Nobel per la Medicina, insignitole nel 1986 assieme al biochimico Stanley Cohen, è dovuto alla loro scoperta negli anni 50′ del fattore di crescita nervoso o NFG , una piccola proteina coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso. Questa acuta osservazione per decenni di una componente apparentemente minuscola e insignificante porterà difatti alla scoperta di altri elementi ad oggi studiati principalmente nella lotta al cancro, ma non solo. Anche malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson, potrebbero trovare nuove cure grazie alla ricerca su questo fattore, delle quali ne beneficerebbe grandemente la popolazione anziana. Ne è l’esempio il  farmaco attualmente in sperimentazione sviluppato dall’European Brain Research Institute , l’istituto fondato dalla Montalcini stessa nei primi anni 2000′ e che si basa sulle ricerche della stessa.

Le battaglie sociali e gli ultimi anni di vita di Rita Levi-Montalcini

“Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società.” – R.L.M.

La condizione di donna in un periodo storico dove l’emancipazione era ancora allo stadio embrionale, nonché probabilmente le persecuzioni subite in giovinezza in quanto ebrea, sono gli elementi alla base di quello spirito battagliero che ha accompagnato Rita Levi-Montalcini per tutto l’arco della sua vita.

Il suo contributo sociale ha spaziato dalla difesa dei diritti delle donne e dell’emancipazione femminile, alle campagne per l’abolizione delle mine anti-uomo… ma l’ha inoltre vista attiva nel complesso dibattito sul ruolo e sulle responsabilità degli scienziati nei confronti della società.

È stata infine istitutrice con la sorella Paola, celebre pittrice, dell’omonima fondazione, onlus che promuove e sviluppa progetti per la formazione dei giovani e che conferisce borse di studio universitarie alle giovani africane che vogliono poter proseguire i propri studi.

Rita Levi-Montalcini si è spenta a Roma alla ragguardevole età di 103 anni, seguita da una mente ancora brillante e in piena attività. Fino all’ultimo sostenitrice del libero pensiero, da lei il monito di non lasciare che il cervello si impigrisca con l’età… ma anzi di lottare affinché questo diventi la nostra migliore pensione, permettendoci di pensare con intelligenza “usque ad finem”: fino alla fine.

“Ho perso un po’ la vista, molto l’udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent’anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente.” – R.L.M.

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