Giornata mondiale della fotografia, un tuffo nei ricordi

ritratto di ragazza che sta scattando una fotografia con paesaggio solare sullo sfondo

Quando il 19 Agosto 1839 venne reso pubblico il primo procedimento fotografico, basato su di un’idea del ricercatore francese  Joseph Nicéphore Niépce e messo a punto dal collega Louis Jacques Daguerre, ci si rese subito conto che una rivoluzione era in atto.

Ciò che era stato fino a quel momento compito esclusivo della pittura, era ora in competizione con un  nuovo strumento che permetteva una riproduzione incredibilmente fedele della realtà.

Certo i risultati dei primi dagherrotipi, che permettevano di fissare la luce su lastre di rame stratificate con argento tramite il principio della camera oscura, erano ben lontani dalla magnificenza delle opere artistiche del tempo, quali quelle del neoclassicismo. Per non parlare dell’assenza di colori, che sarebbero giunti quasi un secolo più tardi.

Tuttavia era evidente che la fotografia sarebbe stata una tecnologia in crescita e perfezionamento, e a causa di ciò le arti figurative avrebbero iniziato a evolversi in nuove forme.

Sempre più distanti dall’accademismo e dalla necessità di rappresentare il mondo in maniera ancor più realistica, e sempre più  vicine a nuove sperimentazioni e alla rappresentazione dell’interiore dell’artista.

La strada all’istituzione della giornata mondiale della fotografia è lunga e disseminata di utilizzi anche negativi di questo strumento, come quelli propagandistici nei regimi totalitari.

Innegabile, però, che questo mezzo sia parte integrante delle nostre vite, al quale affidiamo spesso il ruolo di conservare i nostri ricordi, permettendoci di tuffarci con nostalgia nelle memorie del passato.

“La nostra è un’epoca nostalgica e i fotografi sono promotori attivi della nostalgia.” – Susan Sontag

La fotografia nella giornata mondiale: un supporto alla memoria umana

Alzi la mano chi non si è mai messo almeno una volta a sfogliare i vecchi albi delle foto di famiglia, cercando tra i scatti, sviluppati perlopiù da rullino, l’immagine di ciò che siamo stati un tempo.

Di certo non serve un evento come la giornata mondiale della fotografia, a celebrare uno strumento così forte nell’evocare in maniera precisa quei ricordi che subiscono inevitabili modifiche nel nostro cervello.

La memoria umana, sappiamo bene, non essere sempre affidabile e intaccabile dal tempo. La nostra civiltà ha costruito dei supporti, quali la fotografia (ma prima ancora la scrittura, la pittura e le arti in generale), che ci permettono di tenere una traccia quanto possibile immutabile nel lungo termine  di certe informazioni.

L’epoca moderna ovviamente comporta un flusso sempre più alto di informazioni e l’avvento delle tecnologie digitali ne permette una ancor più precisa e numerosa memorizzazione.

Non solo: quei ricordi possono essere condivisi quasi in tempo reale in ogni angolo del pianeta, anche se, purtroppo, non senza conseguenze ambientali.


Questa mole di dati apre inoltre a un paradosso: la quantità di ricordi “immagazzinati” è così alta che si tende a dimenticare di averne prodotti o a non riuscire a rintracciarne gli essenziali.

Peggio ancora si rischia di finire ad affidarsi unicamente a un supporto esterno, cessando di allenare adeguatamente la capacità di memorizzazione umana.

Fotografia e decadimento dei processi cognitivi

La memoria e la nostalgia, conseguenti all’osservare una vecchia foto, non sono cose fini a sé stesse che lasciano il tempo che trovano.

Nell’avanzare dell’età il deterioramento cognitivo, causato da vari fattori (quali una minore efficienza del metabolismo neuronale e modifiche della circolazione sanguigna), può richiedere sempre una maggiore assistenza da parte di quei strumenti che ci aiutano a ricordare.

Il linguaggio, l’abilità di trattenere nuove informazioni e accedere alle vecchie, la capacità di concentrazione e di pianificazione delle proprie attività: tutte sfumature dei vari domini cognitivi, seriamente minacciate dal progredire della terza età.

I quali sintomi di disfunzione, anche in forma lieve, vanno seguiti con attenzione, perché possibili fattori di rischio della comparsa del morbo di Alzheimer.

La giornata mondiale della fotografia può essere quindi una buona occasione per valorizzare l’utilità di questi supporti nel preservare ricordi e funzionalità nell’individuo. Senza però che questi si sostituiscano a un quotidiano esercizio di memoria e concentrazione!

Dal dagherrotipo alla giornata mondiale della fotografia

L’evoluzione che la fotografia sta subendo nel suo cammino è un processo attualmente in atto, del quale è forse difficile intravedere una fine, specie con l’avvento di sempre nuove tecnologie.

Foto tridimensionali, olfattive, ultra-dettagliate: solo alcune delle future possibilità, di cui alcune reali già da tempo.

La giornata mondiale della fotografia (World Photography Day) è una delle tante manifestazioni dedicate a questo incredibile strumento e alle sue differenti applicazioni. Come nel caso dell’IMP, il Festival Internazionale di Fotogiornalismo, recentemente ospitato dalla città di Padova.

Perché una fotografia può essere storia, informazione, ricordo, arte. Un mezzo che per il suo valore, per quanto oggigiorno indiscussamente abusato, merita di essere festeggiato come uno dei traguardi tecnologici di maggior rilievo dell’epoca moderna.

 

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