Il bambino con il pigiama a righe: una tragica storia di vera amicizia

Bambino e bambina tirano luna fune in simbolo di vera amicizia

Difficile poter dare significato a cosa voglia dire una “vera amicizia” come quando si è bambini. L’istintività e la spontaneità dell’infanzia fanno si che i rapporti sociali siano vissuti con profonda emotività e forte attaccamento dai più piccoli.

La sola famiglia non può contenere quel desiderio di conoscere, socializzare, instaurare legami significativi con coetanei, specialmente estranei, che in particolar modo posseggono i bambini.

Un bisogno che nasce da sé: biologico, innato, frutto di un’evoluzione che nel creare relazioni trova i vantaggi per dare continuità alla propria specie. E che tristemente abbiamo visto deteriorarsi con l’inizio della pandemia, non senza conseguenze per la psiche di molti di noi  .


Tratto dall’omonimo romanzo dell’irlandese John Boyne, il film Il bambino con il pigiama a righe” parla proprio di questo.

Della solitudine di un bambino privato della presenza di suoi coetanei e di quella preziosità dettata da un’amicizia vera, sincera, naturale, ma tristemente complicata da quegli orrori che ancora oggi scuotono le fondamenta della modernità.

Bruno e Shmuel, i protagonisti di un'amicizia vera ma proibita

“Tu sei il mio miglior amico, Shmuel. Il mio amico per la pelle.”  

Bruno ha 8 anni ed è figlio di un ufficiale in carriera, al quale è stato assegnato un prestigioso incarico che lo obbliga al trasferimento, con la moglie e i due figli, nell’imprecisata campagna tedesca.

L’improvvisa separazione dagli affetti e dalle abitudini è un trauma per i piccoli, ma ancor più lo è la delusione del trovarsi in una zona sostanzialmente isolata, popolata unicamente da militari e da strani e remissivi servitori, vestiti con bizzarri “pigiami a righe”.

Nel fronteggiare la situazione i figli imboccano vie opposte. La sorella maggiore, Gretel, sulla tumultuosa strada dell’adolescenza inizia a dedicarsi con fervore all’ideologia nazista, convinta di fare colpo su di un giovane soldato alle dipendenze del padre.

Bruno invece cresce sempre più irrequieto, consapevolmente amareggiato dal sentirsi privato della propria infanzia. Non solo a causa dell’isolamento e dei doveri del padre, ma anche dall’azione dell’educatore a cui viene affidata la loro istruzione, herr Listz. Questi cerca difatti di reprimere le fantasie del piccolo, a favore della “più importante” propaganda politica.
Il quale, invece, rimane perlopiù estraneo ai condizionamenti ideologici della società che lo circonda.

 

Nella profonda inquietudine e seguendo quella vocazione da esploratore che Bruno sente in sé, il piccolo si spingerà nel profondo della zona proibita nel retro della casa.

Questo lo porterà al trovare la locazione della “fattoria” dalla quale arrivano i servitori in pigiama e, oltre il filo spinato e le reti che circondano la stessa, a fare una scoperta ancor più grande e gioiosa: un altro bambino, coetaneo, con il quale nascerà una profonda e vera amicizia.

 

Il suo nome è Shmuel, ed è ebreo. Prigioniero del campo di concentramento guidato dal comandante Ralf: il padre di Bruno.

Una vera amicizia oltre i confini dell'ideologia

Il punto di vista del piccolo Bruno non è l’unico a essere affrontato nella trama.

Le vicissitudini della famiglia vengono viste anche attraverso gli occhi della madre Elsa, testimone sempre più consapevole del “vero” ruolo del marito e protagonista di un’altra importante tematica dell’opera. Quella della crudeltà di un’ideologia fanatica che si insinua anche nei rapporti più stretti, scavalcando i valori umani e lacerando relazioni affettive e unioni dall’interno.

Che crea barriere politiche e razziali, togliendo spazio anche a qualcosa di così bello e spontaneo come può esserlo una semplice, sincera e vera amicizia tra bambini.

Una vera amicizia come quella tra Bruno e Shmuel,  che suo malgrado si troverà ad affrontare la tragedia di una delle fasi più orribili e cupe dell’epoca moderna. Un dramma senza tempo e figlio dell’assurdo.

Che oggi ricordiamo tristemente con il nome di Shoah, il genocidio del popolo ebraico.

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