“Tutto il mio folle amore”: lo sguardo di Salvatores sull'autismo in adolescenza

Gabriele Salvatores ritorna sul grande schermo con la complicata storia d’amore tra un padre ed un figlio adolescente affetto da autismo.

Liberamente ispirato ad una storia vera, raccontata nel libro “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas, l’ultimo lavoro dell’autore di  “Mediterraneo” e “Io non ho paura”  va ad indagare l’intricato legame tra Elena (Valeria Golino), il figlio Vincent (Giulio Pranno) e il padre Willy (Claudio Santamaria).

Elena è una ragazza-madre che si trova ad affrontare un rapporto complicato con il figlio autistico, nel pieno di un’adolescenza irruenta e segnata dal bisogno di conoscere il padre naturale. Unico ad avere presa sul ragazzo è Mario (Diego Abatantuono), padre adottivo del giovane, con il quale ha costruito un rapporto affettuoso, paziente e comprensivo delle difficoltà dettate dal disturbo.

Willy è invece un cantante professionista che si muove tra sagre e balere della ex-Jugoslavia, soprannominato il “Domenico Modugno della Dalmazia” e distrutto dai rimorsi dell’abbandono di Elena durante l’attesa del loro figlio.

Una sera al termine di un concerto, annebbiato dai fumi dell’alcool e in preda alla disperazione, Willy decide di fare irruzione nella casa di Elena e Mario, determinato a conoscere il figlio Vincent.

Darà così inizio ad un’avventura oltre confine che porterà i due a creare un legame fortissimo e che addirittura si rivelerà riparatore delle sofferenze reciproche, inflitte dall’abbandono.

“Lo so che non mi merito niente, ma lui sta dormendo così tranquillo e io stanotte non ho paura di niente…” – Willy

AUTISMO IN ADOLESCENZA: TRA RIBELLIONE E SCOPERTA DI SÉ

Se di per sé “Tutto il mio folle amore” non è un film specifico sull’autismo, sicuramente va affrontare i temi delicati che possono affliggere un qualsiasi giovane adolescente come il protagonista: il bisogno d’indipendenza, la determinazione della propria identità ma soprattutto la scoperta della propria sessualità.

Attraverso la storia raccontata e il pretesto dell’autismo in adolescenza, gli autori vanno infatti ad indagare un “tabù” sociale: il fattore sesso, in chi è affetto da handicap o da disturbi quali quello del neurosviluppo.

Il bisogno di sessualità negli adolescenti affetti da autismo

È ormai assodato che anche chi è affetto da ASD (Autism spectrum disorder, nel quale spettro ricordiamo ricade anche la forma più leggera della sindrome di Asperger), necessita di una vita sessuale attiva e della costruzione di relazioni affettive intime con un partner.

In passato si tendeva ad identificare gli individui autistici come privi di interessi sociali-relazionali ed asessuati. La ricerca attuale mostra invece una frequenza e quantità di comportamenti sessuali nell’autismo dall’adolescenza assolutamente equiparabili al resto della popolazione normotipica.

Elemento questo che di fatto rende i giovani, affetti da disturbi dello spettro  autistico, adolescenti a tutti gli effetti.

In “Tutto il mio folle amore” Willy, intuendo le necessità del figlio, infatti decide di non ignorarle. In linea col suo personaggio, ne farà fronte in maniera per molti discutibile, ma che il regista si impegna di presentare con poesia e delicatezza.

L'ELEMENTO DELL'AUTISMO NELL'ADOLESCENZA

L’adolescenza è una fase di transizione per l’individuo all’età adulta che tipicamente si accompagna a forti cambiamenti fisici ed ormonali e ad una maggiore conflittualità con genitori ed istituzioni, fattore che spesso non risparmia gli adolescenti autistici e le loro famiglie.

È infatti frequente l’aumento dei comportamenti problematici tipici degli individui affetti da ASD, oltre che la possibile insorgenza di aggressività, atti autolesionistici e una crescente difficoltà di gestione del proprio comportamento in pubblico.

Questo può determinare ripercussioni negative sui familiari che ne hanno cura, con aumento dei livelli di stress reciproci ed un possibile deterioramento nel rapporto genitore-figlio, come accade ad Elena nei confronti di Vincent, il giovane protagonista del film.

Quali le strategie utili per gestire un adolescente autistico

Le difficoltà cognitive che accompagnano l’autismo in adolescenza possono creare problematiche non indifferenti nella gestione dei comportamenti adeguati da mantenere in pubblico e nella comprensione dei propri cambiamenti fisici ed ormonali.

È tuttavia utile poter adottare le seguenti indicazioni nei confronti dei propri figli:

  • Proseguire e rafforzare il lavoro di insegnamento e canalizzazione dei propri istinti;
  • Istruire nel dare un tempo ed un luogo specifico per lo sfogare le proprie pulsioni, fattore che viene ampliamente facilitato da un percorso già in atto dall’infanzia;
  • Riuscire a creare uno spazio sicuro nel quale permettere al giovane di dare sfogo alla propria aggressività e ad eventuali attacchi d’ira;
  • Prepararsi il più possibile con informazioni atte a soddisfare le curiosità che inevitabilmente sorgeranno nel giovane, se possibile valutandole con il partner o con chi svolge lavoro di assistenza;
  • Insegnare ed incoraggiare fin da piccoli l’autonomia personale, facendo maturare indipendenza dal desiderio relazionale intimo che riguarda anche gli individui affetti da autismo.


Quando infine nella famiglia emerge un senso di inadeguatezza ed incapacità di gestire la situazione dell’autismo in adolescenza, il benessere psicologico collettivo ne viene inevitabilmente minato. Giunti a questo punto può risultare necessario richiedere l’intervento di un professionista esterno, che aiuti a ristabilire serenità ed un approccio positivo alla cura del figlio.

Royalassistance offre tra i suoi servizi anche la funzione di supporto psicologico alle famiglie in difficoltà, con consulenze mirate per assistervi anche nel difficile compito di chi necessita delle vostre cure e del vostro amore ogni giorno.

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